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  • Albero meccanico

    Nel 2000 Giuliano Gori ha dato vita al Bosco dei settant'anni, invitando gli amici nati nello stesso suo anno a scegliere un proprio albero. Così sequoia (Giuliano Gori), ci-presso (Dani Karavan), platano (Magdalena Abakananowicz) ed altre essenze si tro-vano a dialogare nello spazio aperto, adiacente a Casapeppe. L'amicizia con Alessan-dro Mendini non ha potuto trasformarsi in una presenza del genere perché l'architetto e artista è nato nel 1931. Mendini ha così deciso di inserirsi in maniera "meccanica" realizzando un grande albero di acciaio dipinto con la seguente dedica: Scusami Giu-liano se non sono nato nel '30. L'originale albero configura perfettamente il discorso dell'arte e rafforza l'affetto che lega l'artista al committente. L'Albero meccanico pro-gettato per Celle è stato esposto in anteprima presso la Fondazione Maeght nella pri-mavera 2012. L'allestimento definitivo ha coinciso con una mostra temporanea di Mendini tenuta nell'estate del 2012 a Celle.

  • Per quelli che volano

    Allestita per la prima volta, in forma parziale, alla Biennale Internazionale della Scultura di Carrara del 2010, l'opera Per quelli che volano è stata realizzata l'anno successivo alla Fattoria di Celle in memoria di Pina Gori. La seduta, sistemata sul bordo del tetto della fattoria, è vicina alla residenza della famiglia e alla terrazza da cui Pina amava spesso ammirare il tramonto. Questo lavoro ricorda la stima e l'affetto che gli artisti hanno sempre nutrito per lei e, al tempo stesso, ne evoca lo spirito e la presenza.

  • The Hand, the Creatures, the Singing garden

    Lungo il sentiero che dal laghetto delle ninfee conduce verso la parte settentrionale del parco, l'artista ha trovato una radura nel sottobosco, dove si trovano un maestoso leccio secolare e una panchina. Le diramazioni che partono dal tronco creano una forma scultorea dalla corteccia ruvida, rivestita da un denso strato di muschio. I rami sembrano voler colloquiare con I due alberi vicini, un platano e un acero, che sono singolarmente fusi l'uno nell'altro, quasi abbracciati in una promessa eterna. L'artista si è proposto di aggiungere una seconda "pelle" al leccio protagonista di questo spa-zio: alcune centinaia di piccoli elementi di acciaio cromati che riflettono la luce naturale e il verde circostante, diventando una nuova corteccia leggera e scintillante, ma sensi-bile all'ambiente.

  • Venere

    In occasione delle celebrazioni per il trentennale dell'apertura al pubblico della colle-zione, non poteva mancare una nuova opera di Robert Morris.
    Nelle sue precedenti sei opere ambientali realizzate a Celle, tra il 1982 e il 2000, Ro-bert Morris ha dato prova di trovare nella Collezione un terreno fertile alla sperimenta-zione. Non ha quindi sorpreso Giuliano Gori quando, nel 2011, ha proposto un nuovo intervento, stavolta destinato allo spazio immediatamente accanto alla Villa. Il lavoro consiste in un'enorme figura, alta tre metri, del tutto simile a una dea primordiale del-la fertilità, come la celebre Venere di Lespugne. Del resto nei suoi testi l'artista ha spesso sottolineato la sua attrazione verso le espressioni più antiche dell'arte, citando i dipinti rupestri degli uomini primitivi. Per Morris l'arte è un'unica corrente di creatività ed espressione, senza interruzione di continuità o di spazio.

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L'arte ambientale è di casa alla Fattoria di Celle a Santomato di Pistoia. Qui, nel giugno 1982, Giuliano Gori ha aperto al pubblico la nuova collezione con sedici opere "site-specific"; quest'anno festeggiamo i nostri trent'anni di attività con il raggiungimento di quasi settanta installazioni ambientali.

 

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